L’evento si è aperto con i saluti istituzionali del Ministero dell’istruzione e del merito, dei rappresentanti del MEIS e dell’Unione delle Comunità ebraiche e ha proseguito con la visita in diretta dei campi di Auschwitz-Birkenau, a cura di un esperto del Museo in un percorso diviso in due parti.
Durante la visita, della durata di due ore, l’esperto ha risposto ai quesiti posti dalle studentesse e dagli studenti attraverso i canali di comunicazione attivabili.
Tutti noi abbiamo camminato fisicamente nel fango di Birkenau o tra i binari di Fossoli, ma la potenza delle immagini in alta definizione e dei droni ha permesso di osservare la “banalità del male” da prospettive inedite. Il digitale ha permesso di soffermarsi su dettagli (una scarpa, una lettera, un numero tatuato) che dal vivo potrebbero sfuggire. In un solo mattino, il viaggio online ci ha permesso di connettere luoghi distanti: dal Binario 21 di Milano ai campi in Polonia, creando una mappa mentale dello sterminio. Anche se i testimoni diretti ci hanno lasciato la loro presenza viva. La responsabilità, pertanto, si sposta su di noi: non siamo più ascoltatori passivi, ma diventiamo noi stessi l’algoritmo che diffonde la verità. Ci chiediamo: è possibile piangere davanti a un pixel? Sì, se quel pixel rappresenta il dolore di un uomo. Se la Shoah è stata possibile grazie all’indifferenza di chi ha finto di non vedere, la memoria digitale oggi ci impone di restare ‘connessi’ con la realtà. Non basta un post o un like: la memoria online è un software che richiede un aggiornamento quotidiano nei nostri comportamenti quotidiani.
Gli studenti delle classi seconde
Pubblicato: 09.02.2026 - Revisione: 09.02.2026
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Michele Salvemini